Seconda puntata di questa serie dedicata ai tesori misconosciuti della cucina italiana. Oggi ci occupiamo di un piatto umile ma onesto, diffuso in realtà a ogni latitudine…

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14 Comments

alebartolomei19 giugno 2009 17:21

c’è mancato poco che vomitassi, davvero disgustoso e poi il buon appetito alla fine è veramente fantastico

Alberto June 20 2009 00:19 am

eh allora missione riuscita!!

comunque il più è mangiarlo

elisa20 giugno 2009 02:23

alberto,ma con i plasmon hai mai provato?io riuscivo a farmene due stecche in una sola boccia di caffellatte…ma si sa, ci vuole allenamento per questo livello!!!!

Alberto June 20 2009 03:10 am

mi dai un'idea. ci provo

Nick Fish20 giugno 2009 16:58

Grande Albert, sempre il meglio!!! Ma se non c’è la prova assaggio tutto questo perde desolatamente di credibilità… valuta con la direzione! 😉

Alberto June 20 2009 17:05 pm

ah per l'assaggio non ho problemi... chi vuole fare l'assaggiatore televisivo si può fare avanti!!

marina.shine23 giugno 2009 00:00

Gentile esperto d’arte culinaria,
ho seguito i suoi consigli sulla preparazione dello zuppone tradizionale, ma durante la preparazione mi è sorto un dubbio: il latte da aggiungere al composto è preferibile usarlo a temperatura ambiente o diaccio di frigorifero?
E se io lo fo stiepidì?
Cambia la composizione chimica?
Attendo una sua illuminazione
Marin(S)a

Alberto June 23 2009 02:12 am

Ordunque, vi sono opinioni controverse, tale è la complessità dell'Arte Culinaria. L'Artusi, nel suo celebre libro "La Scienza in cucina e l'Arte di Mangiar bene" consiglia il latte caldo, per evitare costipazioni e freddure eccessive di stomaco inquantochè, essendo il suddetto organo sensibile per tutti e non solo per gli stomachi deboli, un blocco intestinale può esservi dietro l'angolo dato il rischio di fare "mappazza". Invece, Mr. Gordon Blue ritiene che il latte freddo meglio si adatti alla delicatezza del manicaretto, poiché il latte caldo attutisce la odorosa fragranza dei frollini fino a annullarla del tutto. In mezzo vi stanno i teorici come Brillat-Savarin che adoperavano esclusivamente un latte appena trasformato in dolce butirro da un lesto passaggio nella zàngola, in modo da rendere ancora più lattea la aerea composta, e vaporosa assai.
Dunque vi è discordanza di vedute, e solo un proprio gusto personale può orientare la scelta in tale o talaltra direzione; resta comunque la seria difficoltà di un piatto fintamente semplice, omaggiato dalle gastronomie di tutto il mondo.

Nick Fish23 giugno 2009 11:03

Via, ‘sto zuppone ha proprio fatto clamore…

Come on Albert, more news!!! 😀

marina.shine24 giugno 2009 16:53

Gentilissimo esperto,
la rigrazio infinitamente per avere avuto la premura di rispondere alla mia domanda in fatto di Zuppone, e data la sua preparazione in materia, le pongo un altro quesito a dir poco fastidioso: com’è possibile che che ci sia qualcuno dalla mente incredibilmente disturbata ad aggirarsi nelle cucine dei ristoranti più noti in Toscana, proponendo un antipasto a base di salamino piccante disteso su un letto di sbroscia per lo più (questi gli ingredienti riconosciuti) costituita da radicchio di Chioggia tagliato alla julienne amalgamato in YOGURT ALL’ALBICOCCA?????????
Attendo con trepidazione una sua opinione!
(p.s.: tutto vero…purtroppo…)

Alberto June 24 2009 17:56 pm

il fatto è che, esiste una corrente della cucina contemporanea fondata dal capostipo di questa novella nuvel cuisin, che è il cuoco-artista Ferran Adrià. Tale cuoco cucina con l'azoto e ha alcune ricette come il caviale di melone e gli spaghetti fatti con il parmigiano (fatti DI parmigiano). Per dire... questo è un poco lontano dalle nostre rostinciane plebee... e quindi ci troviam maluccio co ste accozzaglie novelle...
Noi tutt'alpiù si andava di coniglio al dolcefforte

marina.shine28 giugno 2009 18:06

…rimpiango i racconti del nonno che narravano di magre cene a base di polenta e aringa…laddovè l’aringa era 1 per una famiglia di almeno una decina di persone, che serviva solo per insaporire, non per mangiare, tant’è che veniva appesa sulla tavola e ogni commensale ci strusciava la sua fetta di polenta per dargli la fragranza d’aringa…
…e leggenda narra che impudenti ragazzini la strofinassero più di una volta e i genitori li rimproverassero dandogli degli INGORDI…
( in casa mia questa storia è leggenda!)

Alberto June 29 2009 15:11 pm

ah ah! come che abbiamo i ricordi comuni, allora anche io ci ho delle storie leggendarie simili! Ma tale forse era la situazione in ogni angolo d'Italia, a parte la piana padana e la prospera emilia

Nick Fish27 novembre 2009 23:47

Grande Albert, sei sempre il meglio!!!! Ci stiamo facendo una tua retrospettiva, avrai nuovo pubblico prossimamente. Ah, devi proseguire con la saga della cucina italiana.

We love zuppone.

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