Riprendendo uno dei temi più dibattuti al recente Barcamp Palazzo Vecchio – il rapporto tra antico, civiltà antica, e modernità – posto qui tre brevi video, di pochi secondi, ripresi nei giorni scorsi.
In realtà a Firenze c’è questo problema del rapporto con il suo passato che è irrisolto. Non si è voluto mettersi di fronte seriamente al passato e alle sue glorie. Difatto due Firenze convivono, una Firenze dell’antichità, con tutti i suoi splendori, ambizioni e successi, e una Firenze molto più modesta, dimessa, che non sa o non vuole rendersi conto di quanto poco conta, di quanto poco vive di arte del contemporaneo, di arte attuale.
La cosa è particolarmente visibile, quando nei rari casi, il contemporaneo irrompe nella struttura antica della città. E’ il caso di questo oggetto d’arte, dello scultore Maraniello, che sta nella piazza Pitti, proprio davanti al palazzo, per l’occasione di una mostra dello scultore nel giardino di Boboli.
Eppure, in questo intervento il contemporaneo direi regge il confronto con l’antico… Chi ci impedisce di progettare e prevedere per Firenze interventi simili, anche permanenti, nelle varie zone della città?
In altri casi il contemporaneo stride antipaticamente con l’antico. Qui, un bus panoramico passa per la stessa piazza Pitti.
Non dico che il bus è brutto, tutto giallo com’è. Però non ha niente a che fare con la piazza e di fatto, passa come un corpo estraneo. D’accordo che non è un oggetto d’arte, neanche le automobili lo sono, ma questo, tanto giallo e tanto grande com’è, sturba a confronto con le linee urbanistiche, con le proporzioni della piazza.
Si poteva forse pensarlo in un colore diverso? E come intervieni su una forma definita, come quella di un bus?
Il terzo video riguarda una meridiana realizzata due anni fa davanti al Museo di Storia della Scienza, sui lungarni, a due passi dal Ponte Vecchio.
Anche in questo caso, l’impressione è che l’intervento, benché certamente contemporaneo nella forma, non disturba nel confronto con l’antico, e anzi sta in un rapporto reciproco.
Con il che viene da pensare che non sarebbe impossibile ri-pensare una città pienamente riuscita, e pienamente contemporanea, che non sfrutta più il centro storico, ma che diventa centro storico nella sua interezza, senza interruzioni spaziali, o temporali, tra il non-riuscito e il chiaramente valido.

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